Itinerari
Una selezione di itinerari locali
 
  Sentiero del Vergari
  Sentiero del Lese
  Anello di Monte Fuscaldo
  Sentiero di Macchia dell’Arpa
  Sentiero del Soleo
  Itinerario rupestre Caccuri – Timpa dei Santi – Petilia Policastro – Santa Severina

 

 

 

Sentiero del Lese

Scheda

Itinerario relativamente semplice in uno dei tratti più suggestivi del Fiume Lese. Nella prima parte si risale una vecchia strada in disuso per giungere al punto panoramico. Discesa verso il ponte poi si segue l’alveo del fiume passando sotto l’imponente volta della Grotta del Palummaro, accessibile solo se accompagnati da guide speleologiche. A questo punto inizia la parte più difficile per attraversare il fiume in più punti; l’acqua è sempre molto bassa ma i piedi si bagnano comunque. All’ultimo guado si giunge alla seconda area didattica che porta sulla strada e al parcheggio.
Le aree didattiche presenti lungo il percorso sono facilmente raggiungibili anche per le scolaresche, infatti vengono sovente utilizzate dalle guide del CEA Villa Daino per realizzare attività di Educazione Ambientale.

Dati Sentiero
Difficoltà: E
Lunghezza: 7 Km
Percorso: Loc. Buttiglieria, Ponte Cornò, Ponte sul Lese, Grotta del Palummaro
Tracciato: Asfalto, Strada sterrata, Alveo fluviale
Dislivello min. 123m - max. 293m
Acqua - assente

 

Anello di Monte Fuscaldo

Scheda

Si parte dal Centro di Educazione Ambientale del Marchesato, inoltrandosi in una suggestiva vallata per poi portarsi in località Le Serre percorrendo una stretta mulattiera. Giunti presso i ruderi di vecchie case coloniche si raggiunge una strada sterrata che seguiremo a destra. A questo punto si percorre il lato ovest della dorsale godendo del panorama sulla Valle del Tacina che scorre ai piedi della Sila. Si giunge così sotto Timpa della Zita, alla testata di Valle Niffi, punto ideale per l’osservazione di numerose specie di uccelli rapaci quali il Capovaccaio, il Nibbio reale, il Nibbio Bruno, il Falco di Palude, Pecchiaioli e Poiane. Il percorso prosegue a questo punto lungo la dorsale est e lo sguardo, ora rivolto verso il mare permette di osservare il territorio del marchesato delimitato dal Golfo di Squillace, dalla propaggine della penisola crotonese, con la sua Riserva Marina, fino alla Foce del Neto. Si giunge così presso l’area attrezzata dove, dal lato opposto del parco giochi, riprende il sentiero che scende verso il CEA.

Dati sentiero
Difficoltà – Escursionistico
Lunghezza - 12 Km
Percorso - CEA del Marchesato, Le Serre, Carigli, Timpa della Zita, area attrezzata
Tracciato - Strada sterrata, Mulattiera
Dislivello - min. 250m - max. 500m
Acqua - alla partenza

Sentiero di Macchia dell’Arpa

Scheda

Si parte dal villaggio Principe, dove è possibile ammirare un parco con enormi esemplari di Pino Laricio. Superate le ultime case ci si inoltra nel bosco fino a raggiungere la radura di Macchia del Principe. A questo punto si prosegue verso la vallata del torrente Iannace. Il bosco diventa una vera e propria foresta dove domina la faggeta, favorita dall’esposizione del versante verso nord, mentre il Pino Laricio preferisce le esposizioni più assolate. Lungo il percorso si incontrano diverse radure la più spettacolare delle quali è Macchia dell’Arpa. Pare che il toponimo faccia riferimento all’avvoltoio (forse il Gipeto, oggi estinto in Calabria), il cui nome dialettale era appunto “arpa”. In queste radure, sicuramente opera dell’uomo che le sfrutta per il pascolo, in tarda primavera si possono incontrare spettacolari fioriture di viole ed orchidee. Superata Macchia dell’Arpa, un tratto in breve discesa ci riporta sulla strada che dopo 2 km ci riporta a villaggio Principe.

Dati Sentiero
Difficoltà: E
Lunghezza: 9 Km
Percorso: Vill. Principe, Vallone Iannace, Macchia dell’Arpa, Petto di Mandria
Tracciato: Strada sterrata, sentiero
Dislivello: min. 1325m - max. 1644m
Acqua: rifornirsi nel villaggio

Sentiero del Soleo

Scheda

Dal centro del Villaggio turistico di Principe s’imbocca un sentiero tutto in discesa lungo il versante che degrada bruscamente verso il Torrente Soleo, raggiungendo così Loc. Giardino dove un tempo confluivano le teleferiche della So.fo.me. A questo punto si prende la strada sterrata la cui incisione segue la vecchia ferrovia che dalle aree più interne della Sila, trasportava il legname alle teleferiche. Si attraversa così una splendida cerreta con esemplari plurisecolari di Cerro (Quercus cerris), frammisti ad aceri e Pioppo tremulo. Lungo il tracciato si possono incontrare dei suggestivi salti d’acqua formati dagli affluenti del Soleo. Giunti ai piedi del Monte S.Barbara vale la pena salire sul cucuzzolo dal quale si gode uno splendido panorama su gran parte del Marchesato e un ampio tratto di Mare Ionio. Dopo circa 1km si rientra al Villaggio Principe.

Dati sentiero
Difficoltà
- Escursionistico
Lunghezza - 7,5 Km
Dislivello - min. 1125 max. 1450
Percorso - Vill. Principe, Giardino, Menticella, M. S.Barbara
Acqua - alla partenza

Sentiero del Vergari

  Scheda

Il Vergari (fiumara Mesoraca) nasce dalle sorgenti che sgorgano da Timpone Vecchio a 1.648 m di altitudine. L’incisione del corso d’acqua determina nel settore pedemontano una stretta valle fluviale dove l’azione vorticosa delle acque ha determinato la formazione di piccoli bacini naturali denominati localmente “vuddi”. L’esposizione a nord, del versante, ha determinato un ambiente fresco e umido caratterizzato da una associazione vegetale costituita da leccio, quercia da sughero, carpino nero, acero, orniello e castagno. Lungo le sponde, dove il terreno si presenta più umido, e le specie risentono del dinamismo fluviale predominano l’ ontano nero, il pioppo nero e i saliceti, con il salice bianco e il salice viminalis. Il versante opposto, sinistro, esposto a sud, è caratterizzato dalla presenza di essenze vegetali tipiche della macchia mediterranea, da uliveti, orti e frutteti. L’itinerario parte nei pressi di un maneggio raggiungibile da una stretta stradella che parte dal Santuario Ecce Homo. Da qui si scende fino a giungere al pittoresco “Casino Marescalco”, che costituisce la porta d’ingresso nella frazione di Filippa. Si piega destra attraversando un uliveto fino a portarsi sul costone che sovrasta il fiume. Dopo poco più di un chilometro si giunge al piccolo bacino d’acqua “la Carrozzella”, il cui nome deriva dalla forma del bacino, larga alla base e poi , via via, stretto verso l’apice. E’ il “vuddu” di maggiore interesse, sicuramente il più bello e caratteristico del fiume Vergari, grazie alla presenza di una serie di ampi scogli lisci di granito. Lungo il sentiero sono presenti diverse aree di ristoro con numerosi sorgenti d’acqua potabile.

Dati sentiero:
Difficoltà
- Turistico;
Lunghezza - circa 4 Km;
Percorso - Maneggio, C.Marescalco, V. Carrozzella;
Tracciato - Strada sterrata, Alveo fluviale, Mulattiera
Dislivello - min. 475m - max. 720m;
Acqua - Fontane lungo il percorso

Itinerario rupestre Caccuri – Timpa dei Santi – Petilia Policastro – Santa Severina

Scheda

l'itinerario parte dal suggestivo abitato di Caccuri che domina dalla sua altezza tutta la media e bassa valle del Neto. Le grotte sono ubicate sulla parete meridionale del colle su cui sorge il Castello, un’imponente dimora baronale,  più volte rimaneggiato in luogo dell’antico castro bizantino del VI° secolo, si caratterizza per l’unica torre merlata costruita a fine ‘800. Attualmente è di proprietà privata, ma è consentita la visita ad alcune sale tra cui una cappella feudale con dipinti di scuola napoletana.
Le grotte artificiali, varie per tipologia e dimensione,  sono distribuite su più livelli per cui alla quota più bassa e più alta troviamo le grotticelle, che facevano parte della necropoli, mentre le grotte di grandi dimensioni occupano il livello intermedio ed erano destinate all’uso abitativo.  Degli originari percorsi che collegavano le grotte non rimane traccia a causa dei processi erosivi dell’arenaria e, probabilmente, ad una cattiva regimentazione delle acque meteoriche con la conseguenza che alcune di esse sono del tutto ostruite.
Da Caccuri l’itinerario prosegue per Cotronei con una tappa intermedia per la visita alle grotte di Timpa dei Santi. Luogo difficilmente accessibile, ma molto suggestivo (la strada che porta al sito è ad uso degli operai della centrale idroelettrica di Timpa Grande, quindi spesso la si trova chiusa da una sbarra); sopra uno sperone roccioso a strapiombo sul Fiume Neto, un’antico insediamento probabilmente risalente al IX-X° secolo. La grotta più suggestiva è la prima che si incontra salendo la collina, caratterizzata da numerosi dipinti e icone bizantine raffiguranti il Pantocrator, una madonna con bambino ed un angelo appena distinguibili, testimonianza del luogo sacro, un rifugio per i monaci italo-greci in fuga dalle persecuzioni. Nella parte sommitale vi sono delle tombe ed altre piccole grotte a picco su un’ansa larga e pietrosa del fiume Neto.
Il successivo insediamento rupestre si trova a Cotronei, in località Favata raggiungibile da Via S.Giuseppe, nei pressi dell’ingresso del centro abitato. Si tratta di grotte, attualmente adibite a depositi privati, poste su un unico livello e dislocate in due nuclei separati. Il primo si trova alla base di una collinetta di arenaria, in fondo a piccoli appezzamenti adibiti ad orto e recintati con pali e reti metalliche. Il secondo gruppo occupa le pareti di un basso costone completamente edificato per cui le grotte risultano poco visibili e incuneate tra i corpi di fabbrica delle recenti costruzioni. Dai ritrovamenti di asce litiche in situ sembra si tratti di un insediamento preistorico, le cui frequentazioni, che si sono succedute, hanno visto il riadattamento degli ambienti originari. Per una delle grotte si potrebbe ipotizzare un uso religioso in epoca medievale, vista la presenza della volta a sesto acuto e di un lungo giaciglio che fa supporre la presenza di una camera tombale.
La successiva tappa si raggiunge dalla provinciale Cotronei-Petilia Policastro, prima del bivio per il centro di Petilia, imboccando la strada che porta a Pagliarelle fino a giungere dopo pochi chilometri in località S.Demetrio. Qui le grotte si sviluppano su due livelli. Un gruppo occupa la base delle pareti del colle, l’altro un naturale terrazzamento, ad una quota più alta. I due gruppi sono collegati da un percorso che si incunea in un piccolo canyon naturale, a circa metà dell’intera lunghezza del colle stesso.
Le grotte a quota bassa sono collegate da un percorso degradante verso sud-est e corrispondente all’argine del ruscello. Quelle a quota superiore da uno simile adagiato sul pianoro naturale su cui si affacciano le grotte corrispondenti a quel livello.
Il vicino fiume Tacina ha rappresentato, senza dubbio, una importante via di comunicazione per gli scambi commerciali con i villaggi vicini e con quelli marinari, che necessitavano di legno e pece per la costruzione delle imbarcazioni. Se si considera perciò la presenza dell’acqua e dei vicini boschi, l’ubicazione del sito e i caratteri legati a orografia, geomorfologia, esposizione, riparo dai venti freddi, posizione dominante nel territorio, si può facilmente intuire che la frequentazione umana possa risalire alla preistoria, probabilmente al paleolitico. Mentre i segni cruciformi, presenti in diverse grotte, attesterebbero la frequentazione di gruppi religiosi, probabilmente riferibili al periodo bizantino e medievale. Attualmente le grotte presentano un buon grado di conservazione, a parte i distacchi dovuti alle naturali sfaldature della roccia; alcune sono adibite all’allevamento, altre a deposito di fieno.
Ulteriori insediamenti, anche se meno spettacolari si segnalano per i vicini paesi di Roccabernarda e Santa Severina. Qui le cavità sono state quasi completamente inglobate nella stratificazione urbana, verificatesi nei secoli fino ad oggi. In particolare a Santa Severina i recenti lavori di ristrutturazione avviati nelle abitazioni private del centro storico, portano in continuazione alla luce cisterne, siloi e grotte spesso riempite da materiale di risulta. In origine la rocca, su cui sorge l’abitato antico, ci sarebbe apparsa da lontano forata da tante cavità costituenti un vero e proprio villaggio preistorico.

Itinerario Culturale che prevede spostamenti in auto

 

 

Progetto finanziato nell’ambito del progetto PIAR 13 “Sila Crotonese” con fondi a valere su POR Calabria 2000-2006 – Feoga – Asse IV misura 4.11c

 
 Comuni di Castelsilano, Caccuri, Cerenzia, Petilia Policastro, Mesoraca, Santa Severina, Roccabernarda, San Mauro Marchesato, Cotronei,